Tempo di folletti

Per una donna del terzo millennio farsi i capelli è una questione di moda. Di accettazione. Di stile. Un anticonformismo conforme. Per me è una questione di caldo e praticità. Probabilmente è per questo che ogni volta disegno il mio taglio. Quel taglio che nessuno porterebbe. Con la frangia corta xche alla fine guardare è stancante ma non guardare sarebbe la morte. Guardare è come avere una percezione di sè nello spazio degli altri. Qui accanto c’è una signora svuotata. Eppure è qui per farsi bella. Eppure ci sono mani che la coccolano ma lei ha lo sguardo rivolto nei ricordi. Io non sono dotata di dimenticanza. E Dio solo sa quanto a volte vorrei dimenticare. La dimenticanza è un processo lento. Intimo. E forse mai completo. Il ricordo invece è quel bambino impertinente che ha sempre l’energia per correre. Il breve termine non esiste. Ma il lungo termine appare come una pietra scolpita nel paleolitico. Rimane. Se non posso dimenticare vorrei poter almeno rimuovere. Noi siamo i ricordi di ieri che diventano forza del nostro domani. Un altro contrasto. Dentro di me. Quanti ancora ne devo tenere a bada. Nei miei pensieri. La testa ha bisogno di tempo per dimenticare. Per ricordare invece basta una buona dormita (cit.) il non luogo è il luogo migliore per vivere le storie. Sono vite che scorrono in attimi che fuggono tra sguardi disattenti in tempi prestabiliti con responsabilità limitanti per lavori usuranti in città assonnate . sono parole che non si pronunciano in conversazioni ermetiche tra telefoni sterili in relazioni tecnologiche. Ciò che ci servirebbe sarebbe un punto di incontro. Una panchina? Una piazza? Una chat? Un locale? Persino una birra può essere un punto di incontro. Cercare qualcosa impone una consapevolezza. Di cosa cercare. Il dove trovarlo . il come prenderlo. Io cerco istanti di felicita. Istanti nutritivi di felicita. Siamo sotto vetro. Siamo dentro bolle di sapone soffiate sotto la neve di sfere di cristallo racchiuse in teche di vetro sotto maschere di cera. Siamo garbugli di parole. Garbugli di emozioni che ingarbugliano emozioni. L’umanità. Quella controversa e contrastata. Quella estrema. Quella incompleta. È la forma migliore di arte che io conosca. Esistere è meglio di vivere. Xche esistere è pulsante. Vivere è l’azione che si compie e che in un attimo diventa Prima. Non voglio perdere l’entusiasmo. Perche sono fatta di emozioni. Forse perche le emozioni si ricordano meno. Forse perche le emozioni sono fatte di dopamina. Ed io sono drogata. Per questo le mie giornate sembrano lunghe appena un istante. Oggi sto bene con te. Domani? Domani non lo so, onestamente non mi interessa xche se penso a domani perdo lo stare bene di oggi. Oggi sto bene con te. Perche oggi sto bene con me. E la parrucchiera ha appena finito di farmi i capelli. Sembro un folletto del terzo millennio.

Dentro al cerchio

Ci sono stati d’animo che non si possono spiegare. La comprensione è somiglianza. Quella somiglianza che si percepisce oltre la nudità. Togliendosi la pelle. Perché sotto la pelle piangiamo e ridiamo alla stessa maniera. L’empatia. La più bella parola che io abbia mai sfogliato nel dizionario. Molto spesso le persone la praticano in maniera maldestra, ti chiedono come stai e poi non ascoltano la risposta. Ma ci sono altre volte, quelle poche rare e meravigliose volte, in cui si è parte di un tutto. Un tutto che non ha confini ma è racchiuso in un cerchio invisibile agli occhi ma se ne percepisce la presenza. Le abitudini si offuscano ed il resto del mondo appare un gregge di automi che non comprendono… perché, loro, stanno fuori dal cerchio. Fuori dal cerchio le persone camminano senza sapere dove andare. A volte senza nemmeno guardare dove stanno andando. Dentro il cerchio c’è un camminare frenetico, un incrocio confuso di persone che corrono e non si scontrano. Si capiscono e cambiano direzione prima di urtarsi. Ognuno ha una sua dimensione interconnessa. Fuori dal cerchio c’è un silenzio irreale dove le voci appaiono sospese. Irrequiete nel loro silenzio forzato tra i denti. In un morso di odio che digrigna rancore. Fuori dal cerchio non hanno niente altro da dirsi. Dentro al cerchio le parole cambiano comunicazione e diventano sguardi. La voce diventa silenzio. Un silenzio fatto di parole non dette, scritte tra le righe di un romanzo, sfumate nei colori ad olio stesi su una tela, respirate tra un verso e l’altro di una poesia recitata, pizzicate tra le corde di una chitarra. Fuori dal cerchio ci sono centinaia di persone. Fuori dal cerchio ci sono facce che non hanno volto, ed ognuno rivolge lo sguardo solo a se stesso. Migliaia di IO. Milioni di MIO. Dentro al cerchio c’è solo una grande essenza. Un agglomerato di persone che perdono il proprio confine umano. Fuori dal cerchio ci sono messaggi di posta elettronica, contatti, account, notifiche. Dentro al cerchio ci sono gli abbracci. Il sentire. Entro i confini del cerchio c’è la leggerezza. Fuori dal cerchio, in quella apparente e sconfinata libertà c’è la gabbia. Ed io ho paura di uscire. Ho paura di morire di nuovo. Ad ascoltare storie che sembrano fotoromanzi. A condividere idee che già esistono. A sognare illusioni, tra utopiche relazioni. A districarmi tra le paure che annebbiano la vista e ci allontanano. No, io voglio guardarla in faccia la rabbia. Voglio giocare a poker con l’imbarazzo. Asciugare le lacrime della tristezza con i fazzoletti umidi della gioia. Io voglio ridere e piangere insieme. Io voglio ridere e piangere insieme, insieme. Voglio prendere a schiaffi la noia fino a farla sanguinare. Fuori dal cerchio le persone trascinano i piedi nel giorno qualunque. Arrivano a casa alla sera e accendono una televisione che non guardano perché giocano sull’app. Fuori dal cerchio è la monotonia. Ma dentro quel cerchio… che volteggia sul palcoscenico come una scheggia impazzita. Che ruota e si contorce e si avvolge e si arrotola e si raggomitola in piroette nevralgiche. L’Allen Ginsberg dei tempi moderni. Il fuoco sacro. La spinta. Il cerchio delimita il fare dal non fare. Il vivere dall’esistere.

Come se non ci fosse un domani

Distanze

Che pesano

come gravitá difformi.

Cadono come foglie

Le religioni.

Spiccioli,

Come frammenti dell’essere.

Elementi chimici ed alchemici

Che dal tramonto all’alba

Si condividono.

Inferno e paradiso.

Si mescolano in ore

Che rincorrono parole

Da vivere.

Quando la bocca perde la saliva

Ti dimentichi di respirare.

Vorticoso desiderio di libertá.

Ballare nella notte

Tra dizionari e musica.

Ti cedo il mio palco.

Ascoltami.

8 ore è il nuovo mantra.

Consumo l’attesa

in una foresta urbana.

Ospita i miei pensieri

E prosciugami.

Attorcigliami

come dita tra i capelli.

Stuzzicami.

Spizzicami.

Rispettami.

Come se non ci fosse un domani.

E poi regalami una parola

Col sapore di novitá.

Tu guarda che ovvietá.

Tu guarda,

A volte,

La semplicità.

Una radical chic

Tra mille re lucertola

E una parola che li racchiude:

Empatia.

Poesia live @ festa del CONCERTINO DAL BALCONCINO (giardini reali – luglio 2017)

Flussi di energia

Poesia live – esperimento poetico in 5 minuti.

Oltre i confini dell’anima

Ci sono note e acquerelli,

Sorrisi accennati

dietro corde pizzicate.

Ci sono parole,

appoggiate ai muri

Coperti di patafix.

Inchiostri importuni

Su fogli color arcobaleno.

Ci sono voci attorcigliate

Su xilofoni colorati

E fotografie senza tempo

Che hanno trovato una casa.

Siamo fumetti che disegnano I contorni dell’entusiasmo

Come tratti accennati

Su sguardi importuni.

Il colore di un sogno

Si confonde nel fascino di una jam

Tra alchemiche emozioni

Trattenute in punta di dita.

Ascoltami.

Trattienimi.

Comprendimi.

Perche nella parte più recondita

Di ciascuno di noi

Siamo anime che vibrano

Sulla stessa frequenza.

Un caleidoscopio di vite

Che come vetri di Murano

Si fondono in un’opera d’arte.

Anime vive.

Senza spazio e senza tempo .

Doriana live @ Caleido.Scoppio (maggio 2017) – ho ritrovato ora il foglio!!!!

Equilibrio in bilico

[cit..] quando un oggetto è in equilibrio la somma algebrica dei momenti di tutte le forze applicate, calcolate rispetto allo stesso punto, è uguale a zero. Una coppia di forze non equilibrata fa ruotare il corpo a cui è applicata.

Si sta, come acrobati di circo, in equilibrio. A vacillare parole. A districare immagini. A ricercare equilibri da cui fuggiamo appena approdiamo. Funamboli su corda tesa. Scarpette di cuoio finissimo che camminano passi e tessono fili di luce come ideali linee a demarcare costellazioni boreali. La nostra essenza è un firmamento appoggiato su un drappo di velluto. Un filo teso e una ruota che gira, come una bicicletta sospesa. Come quel ventaglio di carta di riso che ti sostiene e si appoggia all’aria che respiriamo. Una donna vittoriana che resta nel presente e guarda al futuro con gli occhi del passato. In una sola parola: STEAMPUNK. E poi c’è il tempo. Quel gentiluomo di bianco vestito con la tuba ed il frac, che come un maestro zen osserva, dal suo eremo, per dare risposte quando ormai abbiamo dimenticato le domande. Parentesi aperte. Troppe per la mia memoria a breve termine. Acrobatiche parole a descrivere incroci e confini, limiti che non delimitano e limitazioni che imitano contorni mal definiti. Si resta liberi ed ingabbiati allo stesso tempo. La conoscenza è quell’avventura umana che ti spinge oltre i confini di te stesso. L’umanità è il coraggio di vivere. In equilibrio. Tra ordine e disordine. Tra la delizia e il nutrimento. Tra la realtà e l’immaginazione. Tra l’empatia ed il disaccordo. Tra la comprensione e l’abbandono. Si resta nel fulcro. Tra passato e futuro. In quel presente tanto perfetto e impercettibile da apparire invisibile ad occhio nudo. Prima e dopo. Perché Prima sembrava essere confinato nel prima finchè Dopo non gli ha dato uno sguardo. E Dopo non aveva occhi per Prima finchè Adesso non ha desiderato. Adesso non sta fermo. E si muove in equilibrio, talvolta in bilico. Tra il tanto ed il poco. Tra le briciole e le pagnotte. Tra i cornetti a colazione ed i vasetti di marmellata. Tra il sole e luna. Quando il sole dorme la luna abbassa la voce e le frasi diventano musica. Ma quando la luna dorme il sole torna a guardare gli spigoli e delimita quei confini che nella notte non apparivano marcati. Quanti punti in bilico occorre calpestare per restare in equilibrio? Quante volte lo stomaco deve restare senza fiato pur di divorare quell’affascinante sensazione di vuoto? Una caduta libera. Incipiente e mai completa. La donna con i tacchi che cammina sospesa su un filo sottile come nylon. In uno spazio così labile. Con parole morbide ed emotive che si intrecciano a pensieri rassegnati e cinici. Come gocce di pioggia sospese alle foglie che si asciugano al sole. Un gomitolo che intrica la strada più semplice. Il giusto compromesso, sempre al centro tra quei due estremi così lontani e presenti. Così dannatamente lontani ed inquieti. Acrobatica mano a mano. Un elegante esercizio di respiri e sospiri. Di attese e di silenzi. Di parole cucinate a fuoco lento. Tra entusiasmo e ironia. È una partita a scacchi dove l’arrocco non è concesso. Si parte per poi ritornare alla partenza: mille volte la prima volta. Pietra su pietra, come uno gnomo di alta montagna che segna la strada percorsa. Pietra su pietra. Spigolo contro spigolo. Una stretta di mano ed un cuore. Si incede, con passi tremanti, in punta di piedi come rigorose ballerine di danza classica. Le nuvole restano a guardare, e con una mano le liquefacciamo, divincolandoci attonici tra il ghiaccio di un’acerba conoscenza. Un cerchio bianco incastonato come un diamante in un mare oscuro. Yin e Yang. Come biglie immobili che si guardano. A volte l’energia profusa è differente da quella ricevuta e quello è il momento delle vertigini: quell’attimo dove la profondità mostra tutta la sua forza. Come una volta del Bernini. Imperfetta nella sua assoluta perfezione. Un solo mattone in meno e crolla. Un solo mattone in più e si distorce. Ciò che si vede è l’illusione di ciò che i nostri occhi percepiscono. Bilance colme di tutto e niente. Di troppo e niente. Quel troppo che disorienta, e quel niente che ti asseta. Si può perdere la strada, e poi osare per trovare un nuovo equilibrio. In una sola parola: INCEDERE. Ma perdere se stessi non è concesso. Cammino anche quando tutti si fermano, come se fossi immune a questo virus che anestetizza le relazioni. Sterile. Come un telefono che non sa contenere. Come un dizionario che non trova parole. Le nostre contraddizioni le vestiamo di poesia e le chiamiamo ossimori. Così sussurrano le anime belle. Chiedetemi pure se sono pazza. Vi risponderò di si. Perché amo e odio il mio equilibrio instabile. E forse questo è il mio equilibrio.

Indefinita ricerca di .

Sono incosciente. Qui dove tutto appare uniforme. Mi guardo attorno, attonita, cercando una forma in questo mondo deformato dalla banalità. Resto in tranche come una ricerca perenne di. E guardo il mondo sgretolarsi. Immobile. Nel movimento. E dove ci si dovrebbe muovere tutti stanno fermi. L’incoerenza. Interconnessioni mai connesse. Anestetica serata a base di alcool. Resto sospesa nel tempo, come se fossi in una bolla di sapone. Rifletto in maniera composta ed iridescente. Osservo. Sogno di trovare. La mia sospensione come un’attesa infinita. Un’altalena che vola sui ricordi e si proietta nel divenire. Resto in equilibrio come un funambolo sull’alfabeto. Ho messo le punte per danzare nella vita. In equilibrio tra gli estremi. I miei occhi su percezioni sempre più complete. E questo tutto che sembra cosi grande e cosi troppo per una persona sola. La mia penna dice ciò che mi impongo di tacere. Inconsapevole. Andare oltre. Vernice fresca. Lasciami spargere domattina il colore con i sogni ancora intrecciati ai capelli arruffati di sonno. Non ho mai smesso di credere in quella porta, di andare oltre. Ripeto questa frase come un nuovo mantra: questo mondo è adatto. Ora posso smettere di. Non ho scelto di sentire. Non ho scelto di vibrare emozioni confuse. Sempre piene e mai ripiene. Ma questa è la mia forza. Mostrami la strada per fuggire affinché io possa restare. Preghiere frammentate. Intermittente bisogno di. 

Sono un puzzle da ricostruire. E ogni giorno rinasco come se non ci fosse un domani.

AGGIORNATO ELENCO EVENTI LIVE

buongiorno a tutti,

ho aggiornato l’elenco degli eventi live che di seguito vi riepilogo dal meno recente al più recente. e se qualcuno vuole unirsi alla combriccola è ovviamente il benvenuto! spargete la voce.

Venerdì 22/05/15 – ore 21.00 – c/o Circolo dei lettori – Via Bogino 9 – Torino – Doriana live @ Giochi Olimpici Poetici Quarta Gara – pettorale numero 13 – tema “La strada”

Martedì 12/05/15 – ore 21.00 – c/o Associazione Cultura e Società – Via Vigone 52 – Torino – Doriana live @ Poesie in bancarella.

Venerdì 17/04/15 – ore 21.00 – c/o Museo dello sport – stadio olimpico Corso Agnelli angolo corso Sebastopoli – Torino – Doriana live @ Giochi Olimpici Poetici Quarta Gara – pettorale numero 13 – tema “Il prato”

Sabato 11/04/15 – ore 21.00 – c/o Teatro Isabella – Via Verolengo 12 – Torino – Doriana live @ Spettacolo teatrale di poesia, musica e danza “e la poesia diventa canzone”. Musiche di Renata Bolognesi, Franco Nervo, Beppe Novajra, Luca Zoccolan. Poesie di Piero Abrate, Alessandro Bertolino, Giorgia Catalano, Vincenzo Cirneco, Cristina Codazza, Donato De Palma, Doriana De Vecchi, Sergio Donna, Paulette Ducrè, Stefano Frau, Bruno Giovetti, Fabrizio Legger, Cristina Maranzana, Pina Meloni, Roberta Ottaviani, Mario Parodi, Ivana Posti, Danilo Tacchino, Danilo Torrito, Daniela Zinetti. Coreografie di Dorella Gigliotti e Plume Fontaine. Nel corso della serata inaugurazione di mostra di dipinti ispirati ai testi poetici.

Lunedì 30/03/15 – ore 21 – c/o Circolo Fotografico Casellese – Via Madre Teresa di Calcutta 55 – debutto del mio nuovo fotoprogetto dal titolo “Urlando contro il cielo”.

Venerdì 20/03/15 – ore 21.00 – c/o Canottieri Cerea – Viale Virgilio 61 – Torino – Doriana live @ Giochi Olimpici Poetici Terza Gara – pettorale numero 13 – tema “Il fiume”

Sabato 07/03/15 – ore 15.30 – c/o Cultura e società – Via Vigone 52 – Torino – Doriana live @ “immagini di donna” – mostra fotografica abbinata a poesie sul tema della donna. Nel corso della giornata, oltre alla lettura della mia poesia, proiezione di due miei fotoprogetti “Gli occhi della tigre” e “La nostra vita è un tango”.

Venerdì 20/02/15 – ore 21.00 – c/o Vila Glicini sport club – Viale Ceppi 5 Torino (Valentino) – Doriana live @ Giochi Olimpici Poetici Seconda Gara – pettorale numero 13 – tema “La palestra”

Giovedì 12/02/14 – ore 21 – c/o Circolo Fotografico Il Gambero – Via San Benigno a Settimo – serata di audiosivi. Tra i fotografi ospiti Doriana De Vecchi con alcuni suoi fotoprogetti.

ENTRANDO IN FIAMMA AZZURRA

Stanotte il cielo ha un colore strano; pare bianco e nero attraversato da un arcobaleno dipinto di fresco. Oggi il cielo sembra pieno di chiazze di vernice, di un azzurro leggero come il vento fresco di fine estate. Ho bussato ad una porta con vetri dipinti di disegni, indossando un’apparente tranquillità mentre il cuore era un fremito di emozione. Centinaia di pensieri scivolavano sulla superficie del mio sorriso, ingarbugliati ormai da giorni nell’inseguire aspettative che non sapevano nutrirsi di me. Una piccola luce s’intravede nei miei occhi ed è una fiamma che illumina le mie pareti di cristallo. Ripasso i contorni della felicità oltre la pioggia lavata dal tempo e come una bambina seguo con il dito i contorni del mio sorriso. Ci sono persone che si avvicinano scalzi al mio confine, pur indossando scarpe da ginnastica, mentre le parole tagliano l’aria e abbattono i muri dell’indifferenza. Alcuni occhi mi sorridono e sono perle preziose, gocce di cristallo poggiate sui petali di una rosa bianca. Quanti dettagli vorrebbe ancora raccontare la mia penna ma mancano appena quattro clessidre prima che diventi giorno. Da domani un nuovo raggio di sole si affaccerà la mattina sul mio giaciglio di sogni. Grazie per il vostro calore e spontaneità, che hanno scrollato via la polvere dall’entusiasmo per la pallavolo che avevo confinato in un album di ricordi